Il tessuto Hopsack è uno dei più richiesti per confezionare giacche da uomo per il periodo primavera/estate. Ha caratteristiche piuttosto sportive, quindi bene si sposa sia in abbinamento con camicia e cravatta per occasioni di lavoro oppure con t-shirt o polo per eventi più casual. Questa tipologia di tessuto presenta una trama aperta e larga ed alla vista appare con un effetto mosso molto particolare. Si tratta quindi di un tessuto molto leggero ed assai traspirante ideale per realizzare capi sfoderati. Un blazer blu doppiopetto per esempio è una scelta perfetta per affrontare la stagione calda. Lo si può indossare con camicia bianca e pantalone 5 tasche chino chiaro o addirittura con un jeans. A causa della trama molto larga questo tessuto è piuttosto delicato, non adatto quindi ad essere utilizzato per il confezionamento di pantaloni.
Il popeline è il tessuto Ottenuto intrecciando fili di ordito più sottili con fili di trama più spessi. Il filo di trama è quello che caratterizza il tessuto.
OXFORD
Oxford
L’oxford è un tipo di armatura grezza che produce un tessuto morbido e allo stesso tempo molto resistente. Si realizza con l’intreccio di fili colorati e fili bianchi.
Il Royal Oxford
Il Royal Oxford è comunemente chiamato Oxford rasato ed è una versione più fine del tessuto oxford. L’armatura è sempre di fili colorati e grezzi, ma più fini. Con l’oxford rasato si ottengono camicie più morbide e setose di quelle in oxford “normale”.
TWILL
Il twill
Il twill ha un’armatura diagonale, simile a quella del cotone per pantaloni. Il suo riflesso opalescente regala un tono interessante alle camicie unite.
TWILL A SPINA DI PESCE
Il Twill a spina di pesce
Si tratta di uno stretto parente del twill. In ambedue i tessuti i fili sono intrecciati in diagonale. Il tipico effetto a spina di pesce si ottiene dalla direzione di filatura che viene invertita all’incirca ogni mezzo centimetro ottenendo così un disegno a zigzag.
FLANELLA DI COTONE CON QUADRETTO TATTERSALL
Flanella
La flanella di cotone si utilizza perlopiù per camicie sportive. E’ facile trovarla nell’unito, a quadretti ed a scacchi scozzesi. La flanella di cotone europea più celebre è quella con il quadretto Tattersall.
Viyella
Un altra stoffa per camicie sportive è la Viyella. Si tratta di un tessuto misto che unisce alla vestibilità del cotone il calore della lana. Anche con la Viyella si confezionano bellissime camicie a quadretti Tattersall.
Quando arriva la bella stagione l’abito che non deve mai mancare nel guardaroba di un uomo è l’abito informale. Solitamente si tratta di un abito chiaro che ben riesce a coniugare la voglia di eleganza con la praticità che la stagione estiva richiede. E’ evidente che un abito chiaro può essere indossato solo di giorno e, visto il suo periodo di utilizzo, la scelta del tessuto ricadrà su fibre naturali quali il cotone ed il lino. Nel caso in cui le grinze che caratterizzano questi tessuti siano mal sopportatate si potrà sempre ricorrere al fresco di lana in una pesantezza non superiore ai 210/220 grammi.
Questo tipo di abito di solito è realizzato in un modello semplice, spesso sfoderato e con spalle morbide. Riguardo alla foderatura della giacca è preferibile optare per la semifoderatura che prevede la fodera solo nella parte della schiena in modo che il capo scivoli durante i movimenti del corpo. La caratteristica principale dell’abito chiaro è la sua versatilità, infatti si tratta di un capo che permette il suo utilizzo più volte sempre con un look diverso. Portato a completo lo si può interpretare in maniera più sportiva con camicia rigata, magari con bottoncini, e pochette nel taschino oppure in modo più elegante con camicia bianca e cravatta. Nel caso invece lo si voglia portare spezzato si potrà prevedere la giacca accompagnata da una camicia sportiva fantasia o a quadretti, abbinato ad un bel paio di jeans o di pantaloni bianchi 5 tasche. Infine per quanto riguarda le scarpe da abbinare all’abito chiaro, devono sempre essere di tonalità marrone spaziando da una scarpa allacciata elegante quando l’abito lo si indossa con camicia bianca e cravatta fino ad un mocassino scamosciato nel caso in cui lo si indossi in maniera più sportiva a completo o spezzato.
Le prime cravatte regimental risalgono agli anni ’20 del secolo scorso e nascono in Inghilterra. La seta per queste caratteristiche cravatte a righe è tagliata di sbieco a 45 radi in modo che la rigatura risulti parallela al rever della giacca. Come tanti capi maschili la storia della cravatta regimental ha origini negli ambienti militari. Ogni reggimento inglese sfoggia una particolare cravatta rigata con i colori rappresentativi delle brigate che lo costituiscono. Nasce così la cravatta regimental, con righe colorate disposte in diagonale. Negli anni a venire si aggiungono altre tipologie di cravatte a righe proprie di club (club tie), di college o delle università più prestigiose quali Cambridge o Oxford (old school tie). Inizialmente queste cravatte potevano essere indossate solo dai membri, o ex membri, di appartenenza agli istituti. Il modo d’impiego della cravatta regimental è da considerarsi più indicato per occasioni informali, solitamente la si indossa per incontri di lavoro. Negli ultimi anni comunque la si impiega di sovente anche per partecipare a cerimonie, in questo caso con colori e toni più tenui. Durante cene eleganti invece la si può indossare in tutte le combinazioni di colori. Riguardo agli abbinamenti la cravatta regimental bene si accompagna ad un abito in tinta unita con camicia senza disegni adeguata nel colore. Qualora l’abito indossato sia gessato la cravatta regimental dovrà accostarsi con colori e dimensioni poco accentuati. Nel caso in cui la cravatta regimental la si voglia indossare su una camicia a righe è importante che le righe della camicia e della cravatta vadano in senso opposto. Con una cravatta a righe spesse la camicia dovrà presentare righe sottili, e viceversa. In questi casi è comunque d’obbligo che l’abito sia in tinta unita.
E’ molto importante lavare e igienizzare bene i capi e le scarpe che indossiamo per distruggere batteri e germi. Anche se gli esperti non considerano gli oggetti fra le principali vie di trasmissione del virus, vediamo quali accorgimenti adottare per pulire i nostri indumenti. Per prima cosa quando rientriamo a casa togliamoci scarpe e vestiti e laviamoci bene le mani. Lasciamo le scarpe per qualche ora a testa in su, dopo aver igienizzato le suole con uno spruzzo di alcool. Cerchiamo di non accumulare i capi nel cestone della biancheria, ma laviamoli appena possiamo. Dove possibile programmiamo la lavatrice a temperatura elevata (oltre 60°) utilizzando, insieme al detersivo, un prodotto specifico disinfettante. Non lasciamo poi il bucato dentro il cestello della lavatrice, stendiamolo al sole, i raggi utravioletti hanno proprietà disinfettanti. Per gli indumenti più delicati che devono essere lavati a temperature più basse, possiamo ricorrere ad un’asciugatrice, asciugare i capi ad alta temperatura è un buon modo per eliminare germi e batteri. Quando il bucato è asciutto si procede poi alla stiratura. Anche questo è un passaggio molto importante per igienizzare gli indumenti. Infatti il vapore con i suoi 100° è un ottimo agente sterilizzante. Una volta seguiti tutti questi accorgimenti potremo sentirci tranquilli di indossare nuovamente i nostri capi senza correre pericoli.
È difficile resistere al fascino delle bretelle, la cui nascita è collocata dagli storici dell’abbigliamento addirittura nel 1700 (l’origine del nome è francese e rimanda al concetto di stringere, premere, intrecciare). Da allora questo accessorio è stato declinato in numerosi materiali (cuoio, corda, cotone, velluto, gomma), rispondendo allo scopo di sorreggere e mantenere a un’altezza costante e appropriata i pantaloni maschili. Le bretelle delle quali ci occupiamo in questo breve scritto sono, ovviamente, quelle destinate ad agganciarsi a bottoni cuciti all’interno dei pantaloni. Riteniamo invece di poter trascurare quelle con la chiusura “a clip”, forse più pratiche ma sicuramente prive di reale interesse dal punto di vista estetico e dell’eleganza maschile. Vale, per esse, lo stesso approccio che induce l’uomo di stile a preferire i bottoni sulla patta dei pantaloni, relegando nel dimenticatoio la chiusura lampo. Le bretelle consentono di tenere il pantalone perfettamente adagiato lungo la gamba e di fargli toccare la scarpa in un punto costante, indipendentemente dai movimenti e dalla circonferenza della pancia. Nel caso di pantaloni da abito completo, sarà opportuno considerare l’ipotesi di eliminare completamente i passanti, onde evitare la tentazione di usare la cintura. Quest’ultima potrà invece essere alternata alle bretelle nel caso di pantaloni destinati a spezzati. Le bretelle rappresentano un complemento essenziale dell’abito e, in età classica, costituivano lo strumento pressoché esclusivo per sorreggere i pantaloni. L’immancabile presenza del panciotto, o gilet, tuttavia, le condannava all’invisibilità. Ciò permetteva di agganciarle a bottoni che venivano cuciti sulla parte esterna del cinturino dei pantaloni (cosa che alcune prestigiose sartorie fanno ancora oggi, per alcuni abiti per i quali il panciotto è indispensabile, come il morning coat).
DAVID BECKHAM IN MORNING COAT
Oggi troviamo in commercio svariati tipi di bretelle. Al fine di fornire utili suggerimenti per orientarsi nella scelta, possiamo distinguerle in base agli attacchi, nonché al materiale, alla larghezza della fettuccia e al colore. Gli attacchi possono essere in cuoio, pelle o tessile. Nel primo caso, le bretelle saranno senz’altro di tono sportivo e accompagneranno egregiamente abiti dello stesso tono, spezzati o nei classici tessuti per l’aria aperta. Sul versante opposto si collocano gli attacchi in tessile, solitamente gros grain, abbinati a bretelle in seta, perfette per abiti più formali. Quanto al materiale, vi sono bretelle interamente in fibra elastica e bretelle rigide, che hanno l’elastico solo nel tirante posteriore. Se le prime sono molto più comode a indossarsi, considerando che quando ci si siede la tensione delle fettucce può essere fastidiosa, non c‘è dubbio che la palma dell’eleganza vada alle seconde, spesso di seta luminosa e multicolore. La larghezza della fettuccia andrebbe posta in relazione con la corporatura, la stagione e il peso del tessuto. In estate, infatti, è preferibile ridurne al minimo lo spessore e la larghezza, in modo da attenuare la sensazione, alquanto fastidiosa, di avere un altro capo addosso, tra la camicia e la giacca. Gli abiti invernali di peso elevato si giovano senz’altro, invece, di bretelle larghe e spesse. Quanto ai colori, non sembrano esservi, nelle scelte dell’uomo di stile, limiti particolari: fantasie, anche azzardate, strisce regimental, tinta unita, tutto è concesso lungo i binari del buon gusto, ovviamente. Non sottovaluterei, ad esempio, il potere benefico sull’umore e sulla sicurezza di sé, di un paio di bretelle in colori forti e decisi, il cui balenare improvviso all’apertura della giacca può riscaldare una grigia giornata o ridimensionare un’avversa circostanza.
MICHAEL DOUGLAS GORDON GEKKO NEL FILM “WALL STREET”
Vi è mai capitato di ricevere un invito R.S.V.P. (sigla del francese Respondez, s’ill vous plait che in italiano significa “Rispondete, per favore”), dove è indicato il dress code richiesto? Ebbene, ad un iniziale entusiasmo per l’invito ricevuto, segue sempre una reazione timorosa riguardo al dress code giusto da usare per l’occasione. Cerchiamo quindi di fare subito un po’ di chiarezza. Intanto va detto che per dress code si intende l’insieme delle regole per l’abbigliamento cui l’invitato è chiamato ad attenersi. Nel caso in cui il vostro invito preveda quale dress code il White Tie vi trovate di fronte ad un invito della massima formalità, ove è richiesta la vostra presenza ad un evento molto importante, considerate che tra gli ospiti non mancheranno nobili, reali o persone dell’alta società. Va detto che è un tipo di evento sempre più raro, se comunque vi dovesse capitare questo genere di invito sappiate che per questa occasione vi è stato richiesto di indossare il frac, l’abito maschile più elegante caratterizzato dalla giacca con revers a punta di lancia e coda di rondine, camicia rigorosamente bianca plissettata o normale con polso per gemelli e collo diplomatic da papillon con fiocchino e panciotto bianco. Le scarpe allacciate in pelle nera.
DRESS CODE WHITE TIE
2. DRESS CODE BLACK TIE
Dopo il White Tie, il Black Tie è il dress code più formale. Gli inviti con questo dress code riguardano sempre eventi serali che solitamente iniziano dopo le ore 18,00. Il Black Tie Dress Code prevede che l’invitato indossi lo Smoking con revers punta a lancia o sciallati in raso di seta, bottoni fasciati in raso di seta, con papillon e fascia, il tutto in colore nero. La camicia bianca plissettata o normale con polso per gemelli e collo o Diplomatic o semifrancese. Le scarpe devono essere allacciate nere lucide a specchio.
DRESS CODE BLACK TIE
3. DRESS CODE BLACK TIE OPTIONAL
Anche in questo caso l’evento a cui siete chiamati a partecipare si terrà sempre in un orario serale dopo le 18,00. Rispetto al Black Tie tradizionale l’Optional prevede alcune concessioni alle precedenti rigidità. Sarà per esempio possibile sostituire lo Smoking con un abito tre pezzi blu scuro ed utilizzare una cravatta al posto del papillon, la camicia ancora bianca e le scarpe sempre allacciate nere. Ricordatevi che è sempre richiesta l’eleganza.
DRESS CODE BLACK TIE OPTIONAL
4. DRESS CODE BUSINESS FORMAL
Questo tipo di dress code è adatto per pranzi di lavoro, fiere o conferenze. L’abito, rigorosamente intero, può essere gessato o unito di colore blu o grigio, meglio blu unito nel caso di appuntamenti di lavoro serali, ancora d’obbligo la cravatta mentre la camicia bianca può essere sostituita con una celeste. Il gilet in questo caso è facoltativo.
DRESS CODE BUSINESS FORMAL
5. DRESS CODE COCKTAIL
E’ il dress code ideale durante gli eventi del tardo pomeriggio. In questo caso i partecipanti si possono presentare con un abbigliamento elegante e raffinato senza eccessi. Va bene la giacca spezzata dai pantaloni, meglio se di colore blu, una camicia bianca o dai toni chiari, anche senza cravatta. L’eccessiva eleganza in questi casi potrebbe stridere con il tipo di evento cui siete invitati a partecipare.
DRESS CODE COCKTAIL
6. DRESS CODE CASUAL
E’ il tipico dress code del Venerdì. In questo caso massima libertà nella scelta dei capi da indossare. La giacca è facoltativa, si può optare per pantaloni sportivi con camicia rigata o fantasia o addirittura t-shirt nel periodo estivo. Della cravatta se ne può fare a meno.
La scarpa, durante tutta la sua vita, necessita di un trattamento con prodotti che permettano di assicurarne il nutrimento, la protezione e l’idratazione, è perciò importante che venga lucidata ogni volta che se ne fa uso. Per prima cosa è buona regola, munendosi di un panno di cotone, procedere con una passata di lucido neutro, in modo da eliminare le impurità che si depositano sulla superficie. Ad asciugatura avvenuta, si procede cospargendo la scarpa con uno strato uniforme di crema lucidante nella tonalità della tomaia, in questo modo, grazie ai pigmenti minerali del prodotto, la superficie si rinnova e si rigenera. Una volta avvenuta l’asciugatura si procede a passare la cera in pasta che, grazie alla presenza di ingredienti quali la cera d’api e la cera carnaba, permette di lucidare e nutrire a fondo il pellame. L’ultimo passaggio, con l’ausilio di un ritaglio di cotone pulito, prevede di strofinare la scarpa in modo vigoroso e con movimenti circolari sulla tomaia fino ad ottenerne la lucentezza desiderata. Le vostre calzature saranno ora pronte per essere nuovamente portate, ricordandovi che è comunque buona regola che gli concediate il giusto riposo evitando quindi di indossarle per troppi giorni consecutivamente.
Il Gilet è un capo che negli ultimi anni è tornato di moda e fa nuovamente parte del guardaroba di un uomo. E’ detto anche panciotto ed è caratterizzato da una parte davanti in tessuto da drapperia in un modello che può essere monopetto, doppiopetto, con rever a lancia o con collo sciallato, e da una parte posteriore che solitamente è in un tessuto differente, spesso in semplice fodera, a volte in seta.
Il gilet lo si può indossare sia in un contesto elegante, quindi come terzo pezzo di un abito, in questo caso rigorosamente dello stesso tessuto e colore, oppure in un contesto più sportivo, ed allora va bene anche in un tessuto e colore in contrasto. La lunghezza deve coprire la cintura dei pantaloni, ideale sarebbe evitare la cintura stessa a vantaggio dell’impiego delle bretelle che tengono il pantalone alto in modo naturale e non hanno lo spessore delle cinture.
Il gilet deve ben aderire al corpo a mo’ di corazza, va portato esclusivamente con camicia, mai con t-shirt e si deve presentare in modo che la forma a V dello scollo non sia mai coperta dai rever della giacca. Di solito l’ultimo bottone in basso viene tenuto slacciato per agevolare i movimenti del corpo.
Solitamente in una camicia su misura si usa ricamare le iniziali, o cifre. Ogni iniziale è seguita dal punto, la prima lettera deve essere l’iniziale del nome, seguita da quella del cognome. La posizione tradizionale delle cifre è quella sul fianco sinistro, più o meno a metà altezza, vale a dire tra il quarto e quinto bottone a una distanza di circa nove centimetri dall’abbottonatura. In presenza del taschino le cifre vanno posizionate al centro immediatamente sotto. C’è anche chi preferisce posizionare le iniziali sul collo o sul polso, a mio modo di vedere meglio evitare, stiamo parlando di un dettaglio e come tale deve essere, evitiamo quindi di sconfinare nell’inelegante ostentazione. Il carattere delle cifre è consigliabile in corsivo maiuscolo per le camicie eleganti, può andare bene lo stampatello per quelle più sportive. Riguardo al colore del carattere evitiamo forti contrasti sulle camicie eleganti, essendo di solito bianche, opterei quindi per un tono di grigio. Su una camicia bianca informale va bene anche un carattere celeste, su una camicia rigata si può azzardare il rosso, infine sulla tradizionale celeste direi cifre di colore blu.